Così siamo nati

La nostra storia inizia da un sogno, che fece un Frate Cappuccino delle Marche, P. Fedele Salvadori. In questo sogno lui vide la terra come dall’alto, avvolta nel buio, illuminata solo da tante piccole lucine rosse. Osservando notò che i lumini si spegnevano, uno dopo l’altro. Poi udì un grido che saliva dalla terra: «Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?». Fu molto impressionato, anche se non seppe subito darsi una spiegazione. Col tempo, comprese che i lumini rappresentavano le chiese che venivano chiuse per mancanza di sacerdoti. Erano gli anni ’80 e questo problema era ancora lontano per la Chiesa italiana. Ma l’ispirazione si fece via via più chiara: formare persone che, adorando l’Eucarestia e vivendo il Vangelo, tenessero viva la fede nelle comunità che sarebbero rimaste prive della presenza costante del sacerdote.

Pensando poi all’importanza del ruolo di Maria nella storia della salvezza, e alla figura di Maria Maddalena, che Gesù inviò ad annunciare la sua Resurrezione agli Apostoli, comprese che la donna avrebbe dovuto avere un ruolo importante in questa nuova fase della storia della Chiesa. Proprio in quegli anni, Giovanni Paolo II, nel suo discorso alle donne fatto a Pechino, parlò per la prima volta del “genio femminile” come dono per la Chiesa.

Nel maggio dell’85 P. Fedele fu chiamato a predicare al Santuario della Madonna dei Miracoli di Alcamo (diocesi di Trapani). Lì molte persone si riunivano ogni giorno a pregare e ascoltare la Parola di Dio e tutti ricordano quel mese come un’esperienza di Pentecoste: molte persone ritornarono alla fede, altre ricevettero guarigioni, alcuni giovani sentirono la chiamata al sacerdozio e alla vita consacrata nei monasteri di clausura. Un gruppo di giovani inoltre, decise di approfondire l’esperienza fatta, lasciando per un mese la propria casa e venendo in Emilia Romagna, a Montefiore Conca, dove P. Fedele risiedeva a quel tempo. Tra questi, due ragazze decisero di rimanere definitivamente e consacrarsi a Dio, dando così origine alla prima comunità. Con il tempo giovani, famiglie e gruppi di preghiera iniziarono a condividere lo stesso cammino di fede. Oggi l’Associazione è cresciuta e abbraccia varie forme di vita: sacerdoti diocesani, famiglie, consacrati che vivono in comunità, consacrati che vivono nelle loro case, gruppi di preghiera…